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Roma - 3.11.11- ''Amo Roma, e l'Italia. Il mio primo riconoscimento internazionale è stato il David per " I Giorni del Cielo" e ora eccomi qui per questo premio!''. Si tratta del "Marc'Aurelio all'attore" che Richard Gere riceverà dal Festival di Roma, dove sfilerà sul red carpet e introdurrà la visione proprio di 'Days of Heaven', il secondo film di Terrence Malick. ''Ah, non è un premio alla carriera!"- Esclama Gere- " Meno male! Di solito te li danno quando stai per morire il giorno dopo o sei professionalmente finito''. Di fronte ai giornalisti, ripercorre il suo mondo, tra cinema, vita privata e, soprattutto, buddismo. ''Ho fatto film nell'era d'oro del cinema, gli anni '60, '70 e '80, con gli Studios pronti a correre rischi, senza spendere una fortuna. Eravamo pionieri con il machete nella giungla e facevamo i film che volevamo fare e vedere, mentre oggi ci sono molti più blockbuster; è difficile trovare finanziamenti ed energie per i piccoli film. Mi spiace per i giovani che partono oggi; queste regole non necessariamente incoraggiano la creatività'', precisa l'indimenticabile American Gigolo e, tra i suoi giovani colleghi, cita Ryan Gosling: ''Mia moglie l'adora e forse vuol dire che è come me!''. Poi, parlando del buddismo: ''Tutti provano disagio nei confronti dell'universo; io per capire meglio ho fatto studi e ricerche, finchè il buddismo non mi ha colpito. Di solito vediamo la realtà con scetticismo; intorno a noi ci sono tanti stimoli fuorvianti, ma è possibile sviluppare un rapporto più vicino alla realtà e all'interpretazione che la scienza dà dell'universo. Da qui scaturisce generosità, amore e senso di condivisione: sono sulla strada giusta per andare oltre la menzogna''. Feliciana Di Spirito (felicianadispirito@gmail.com)