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Periodico d'informazione d'arte, cultura, spettacolo, sociale e politica.

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Salvador Dalì adorava l'arte italiana

Dalì, un genio ispirato dall'arte italiana


Dalì amava con tutto se stesso l'Italia e i nostri  maestri del Rinascimento e del Barocco: Raffaello, Bramante, Palladio, Michelangelo, Cellini, Bernini, ispirandosi in molte sue opere a partire dagli anni giovanili, quando frequenta l'Accademia madrilena, fino a quelle della maturità in cui faceva suoi, seppur a modo suo, i colori e le forme di alcuni architetti, pittori, scultori italiani che conosceva durante i suoi tanti soggiorni nelle città d'arte e a Roma. L'autore dell' Uomo invisibile, della Persistenza della memoria, delle Uova al tegame senza tegame e dell'Autoritratto molle con pancetta fritta ha avuto con il nostro Paese e in particolare con la capitale un rapporto d'amore sconfinato.



La piana di Ampurdàn e la costa catalana da capo Creus all'Estartit, con nel mezzo Cadaqués, erano per Salvador Dalì i meravigliosi paesaggi prescelti per le sue prime tele. Quel sole, quella luce, quei paesaggi l'artista  li ritroverà, poi, visitando l'Italia. A ottobre del 1935 il Maestro partiva con la sua adorata Gala e il poeta e collezionista Edward James per raggiungere Ravello, dove l'amico inglese aveva affittato villa Cimbrone. Nel marzo del 1938 Dalì si trasferisce per due mesi con Gala nella città eterna: nello studio di Lord Berners che si affaccia sui Fori dipinge Impressioni d'Africa, creta dopo un breve viaggio in Sicilia. Le immagini di Dalì a Bomarzo, scattate nel 1948, lo ritraggono accanto alla Cerere gigante, in groppa all'elefante che abbatte un legionario e nella statua del Grido Pietrificato. Nel giardino progettato da Pirro Ligorio per il principe Orsini l'artista è attratto dalla sovversione delle leggi dell'ordine e della simmetria che gli offrono spunti significativi per il successivo  suo periodo surrealista e visionario. Lo stesso anno il pittore, grazie alla presentazione di Fabrizio Clerici, inizia a collaborare come scenografo e costumista con Luchino Visconti, regista dello spettacolo Rosalinda o Come vi piace di Shakespeare. Le fotografie inediti visibili nella mostra al Museo del Vittoriano sono importanti anche per conoscere il personaggio Dalì, il grande comunicatore che ha anticipato di cinquant'anni Warhol.

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