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-di Giusi Dangelico-
Dovremmo sviluppare una coscienza in base alla quale il giudizio degli altri, se non mirato a CORREGGERE CON AMORE e a FIN DI BENE, non dovrebbe interessarci. Gesù Cristo attenderà sino all'ultimo giorno per giudicarci.
La giustizia dell'uomo che si esegua nei tribunali, all'orquando vi sono GRAVI reati che minano la sicurezza psico-fisica di vittime da parte di carnefici che hanno perso la loro parte spirituale.
Per tutto il resto impariamo a dialogare, chiarire, aprire le porte e a smettere di giudicare, perché chi giudica non ha tempo per amare e non si giudica chi si ama. Nel giudizio si perde l'amore per se stessi e per gli altri: questa è l'unica conclusione.
Il giudizio suscita risentimento nel giudicato; il risentimento suscita odio e l'odio la perdita della felicità. Io, egoisticamente, ho deciso di essere felice e anche un ateo sa che la malvagità non è mai sinonimo di serenità.
Il giudizio altrui o un rimprovero deve essere ritenuto importante solo se compiuto con lo scopo di istruire e ammonire con amore, quando viene rilasciato ingiustamente e gratuitamente non deve avere alcuna valenza e farci soffrire.
In un testo sacro è racchiusa una frase che ho sempre amato: "quando rimprovi duramente qualcuno, non lasciare mai troppo tempo dal riappacificarti, affinché non abbia da temere che sei diventato un suo nemico".