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di Giusi Dangelico
UNA STORIA AUTOBIOGRAFICA DI MALDICENZE
Quando penso al significato della parola "discernimento" la mia mente corre spesso alla leggendaria storia racchiusa nella bibbia in cui si parla del dono del discernimento di Re Salomone.Due donne si presentarono al suo cospetto e reclamarono la maternità di un bambino. Non fu facile per lui capire quale fosse la verità sino a quando, con la sua proverbiale saggezza, finse di voler dividere il bambino in due parti per regalarne a ciascuna la metà. La prima donna rimase in una posizione di attesa, mentre la seconda, fra le lacrime, lo implorò di non fare del male al bambino. Preferiva perderlo piuttosto che vederlo morto. L'atteggiamento di entrambe svelò, automaticamente, la verità al re.
Da questo esempio erge la consapevolezza che essere saggi significa prendere, prima, atto di quello che succede intorno a noi, ascoltare sempre tutto ciò che viene detto e, infine, mettere alla prova gli altri e, a seconda delle loro reazioni, capire dov'è la verità. Non è semplice: a volte, può richiedere tempo e pazienza e altre, molta esperienza e maturità spirituale.
Acquistar saggezza in questo mondo spesso significa tener chiusa la bocca e non tirar fuori quel che si sa se non al momento giusto. (Erica Jong)
LA STORIA: La scorsa estate mi sono trovata di fronte alla situazione più difficile da prendere negli ultimi anni della mia vita. Una donna che conoscevo da poco, ma che aveva tutti gli elementi per non apparire folle, (che chiameremo Monica) mi aveva comunicato di aver visto le foto equivoche del fratello di un mio conoscente, con dei minorenni e che la sua compagna (che chiameremo Lucia) scattava quelle foto. Una qualsiasi altra persona di fronte a questa segnalazione avrebbe avuto il dovere morale di informare chi di competenza e richiedere la visualizzazione di quelle foto. Io, personalmente, non avevo mai visto quelle immagini, sebbene c'erano molte voci in merito. Con il fratello dell'uomo avevo chiuso una storia fatta di molti suoi inganni (prima di tutto verso se stesso), mentre lui, convito di essere Micheal Douglas in "Attrazione fatale", si era calato nella parte, pensando che le mie evidenti ricerche fossero mirate a punire il suo "rifiuto". Ammetto di aver riso con le mie amiche di questo, conscia che lui non sapeva nemmeno il 10% di tutto quello che realmente succedeva.
La stessa Lucia, in una mail a una sua nemica, aveva confessato di conoscere il suo compagno da 6 anni prima, quando era 17enne e questo mi aveva messa ancora di più in dubbio. Ma allora era tutto vero? Ed io cosa dovevo fare? A tutto questo si era sovrapposto l'odio di questa nemica per la donna e forse qualcuno voleva anche farle del male, ma non per questo. Volevo proteggere Lucia da minacce esterne, ma se davvero avesse scattato quelle foto? Non è facile prendere decisioni in questi casi e mi sono lasciata guidare da consigli chiesi in prestito un pò ovunque.
Da tutta quella storia iniziai a provare tenerezza per il mio conoscente e decisi che non avrei detto nulla delle voci di pedofilia che correvano sul fratello, nei corridoi; lo avrei distrutto davvero (altro che Glenn Glose...) e non era, sicuramente, quello che volevo; anzi, nonostante la delusione iniziale, l'ho sempre difeso di fronte a chiunque.
Decisi di tacere sino a quando, in inverno, i deliri di Lucia ci hanno portate a parlare di denunce e presentazioni di fronte a un giudice. Monica ha ritrattato, immediatamente, le accuse di pedofilia di quell'uomo su minori; qualcuno di fronte alla parola "tribunale" ha iniziato a piangere e ad avere crisi isteriche. Molte altre cose gravissime sono successe. Da queste reazioni ho capito: l' uomo era innocente e, per fortuna, è rimasto sempre all'oscuro del grave crimine di cui era stato accusato.
E' stato doloroso per me ricercare la verità, non poterla comunicare nè agli interessati (che ovviamente nel dubbio non potevo comunque avere in simpatia) né al Micheal Douglas dei poveri. Meglio essere chiamata folle per un "rifiuto d'amore" (sebbene io la veda diversamente) che preservare dolori più gravi per tutti. In questa storia ognuno ha sbagliato; c'è chi ha inventato, chi alimentato, chi ha riportato, chi ha offeso e chi ha odiato.
Non ho mai inteso perchè Monica abbia diffuso quella menzogna, non capisco cosa succede a volte nella mente umana. Oggi come oggi, dopo mesi di elaborazione di quel dolore, l'ho perdonata, perché so che siamo esseri imperfetti e chissà quante volte nella mia vita sono stata anch'io riparata e difesa, capita e scusata da qualcun'altro e chissà quante volte ancora nella vita avrò bisogno di essere perdonata.
Da tutta questa tragedia ho maturato di voler ancora di più cercare di fare la cosa giusta, affinché nessuno si faccia male, almeno non per causa mia.