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Periodico d'informazione d'arte, cultura, spettacolo, sociale e politica.

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I ribelli del Teatro dell'Opera indossano le t-shirt «I love Muti»

I sindacati che protestano non vogliono aderire alla legge Bray (che comporta la revisione della pianta organica e la sostituzione del contratto integrativo in cambio di fondi), dicono di avere un piano alternativo per produrre di più e con meno spese. «Questa che stiamo facendo è una guerra di civiltà, non di potere - dice Lorella Pieralli della Fials- ; a tutt’oggi non conosciamo ancora i numeri dell’eventuale piano industriale del sovrintendente Carlo Fuortes. Non sappiamo con quanta gente intende fare il cartellone di quest’anno già programmato e venduto, non sappiamo con quante e quali persone intende far fronte all’aumento produttivo che dice di voler imprimere al teatro. Non ci vuole una gran scienza per capire che, con cento persone in meno, l’aumento produttivo si farà solo con le esternalizzazioni che di certo non costeranno meno dei dipendenti professionalizzati».

Ma il Teatro dell’Opera smentisce la sindacalista: Fuortes ha comunicato, in un’assemblea davanti a tutti i dipendenti, i numeri della crisi economica e dell’indebitamento; ricorda d’aver sempre tenuto aperto il tavolo delle trattative.

 Il sindaco ha replicato: «L’Opera deve capire che ci sono decine di migliaia di persone che non hanno lavoro o hanno il problema di una casa e per il Comune investire in quel teatro 16 milioni e mezzo nel bilancio 2014 è un impegno notevole; in tempi di crisi economica come questa è un grande sforzo che non trova riscontro in nessun’altra città. Ci vuole un atto di responsabilità da parte di tutti. Se di fronte a tutto questo continua un clima di conflittualità io rimango perplesso e non comprendo».

I sindacati però, mentre indossavano una t-shirt con la scritta: «I love Riccardo Muti» (che ha minacciato di lasciare il teatro se non si placa il caos), si sono battuti per andare avanti con l’organico attuale. L’ex sindaco Gianni Alemanno (che era presidente del teatro) dice: «Spero che si tratti di un brutto scherzo parlare di liquidazione del Teatro dell’Opera. Dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per riqualificare l’Opera di Roma dal punto di vista artistico con il maestro Muti; l’ipotesi di liquidazione è qualcosa che non si può sentire».

I sindacati «ribelli» hanno fatto delle puntualizzazioni sui numeri della loro rappresentanza: «Al teatro dell’Opera di Roma ci sono cinque sindacati, e i tre che protestano rappresentano il cinquanta percento esatto dei dipendenti totali», dice Pieralli. Secondo i sindacati sul tavolo di trattativa finora si è discusso solo il testo del possibile integrativo che dovrà sostituire tutti gli integrativi vigenti. «È stata l’unica materia - aggiunge Pieralli -. Salvo il fatto che alla prima riunione il sovrintendente Fuortes si è presentato consegnando ai sindacati una lista di possibili pensionamenti anticipati che poi si è rivelata essere tutta sbagliata perché la direzione del personale non aveva tenuto conto delle modificazioni legislative intervenute negli ultimi mesi. I sessantacinque pensionamenti possibili si sono ridotti a quindici, quindi siamo di fronte anche a dei grossi problemi di competenza, di serietà e di credibilità. Di tutti i capitoli che attengono alla legge Bray non si è discusso e non si sa quale sia il progetto reale di Fuortes sul teatro».

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