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Educazione fiscale

 

Educazione fiscale: io denuncio, e tu? Esempi pratici contro l'evasione
Eleonora Bianchini avatar Lunedì 9 Gennaio 2012, 10:52 in La legge di Internet, Politica 2.0 di Eleonora Bianchini
 

Alessandro Rimassa, giornalista e scrittore, ha pubblicato su Facebook un esempio pratico di rispetto della legalità. Ovvero contro l'evasione fiscale

educazionefiscale.JPG

Il governo Monti sta dimostrando di concentrare buona parte della sua attività di questi mesi nella lotta all'evasione fiscale. Già il blitz di Cortina del 30 dicembre ha rappresentato un segno importante. Ma il risanamento del nostro paese passa anche dalle nostre mani e dal rispetto di ciascuno per la legalità. Tradotto: dobbiamo sempre richiedere scontrini e fatture. Negli ultimi giorni - sarà una pura fatalità? - ho notato che i piccoli esercenti, dai bar alle tabaccherie, si premuravano di farmi notare che mi avevano rilasciato lo scontrino. Prima invece lo appoggiavano in cima al resto senza aggiungere altro.

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Alessandro Rimassa, scrittore e giornalista con cui l'anno scorso avevamo firmato la lettera dei precari a Babbo Natale, ci fornisce un esempio pratico. Qualche giorno fa ha chiamato la Guardia di Finanza perché la panetteria in cui si trovava non ha rilasciato lo scontrino fiscale ai suoi clienti. E ha pubblicato su Facebook (vedi screenshot sopra) la cronaca dei fatti:

Stamattina all'alba, erano le 4:13 del 6 gennaio 2012, ho chiamato il 117 e ho denunciato la mancata emissione di scontrini fiscali effettuata da Princi, il panettiere che si trova in piazza XXV Aprile 5 a Milano.

Sono entrato con alcuni amici, volevamo un pezzo di pizza post discoteca. Davanti a me c'erano 17 persone, tutti hanno preso pizza per importi di 3,50 euro ciascuno o superiori. A nessuno è stato rilasciato lo scontrino fiscale.

(piccola nota a margine: Princi di giorno rilascia sempre gli scontrini, almeno dall'esperienza mia e dei miei amici: infatti prima paghi e poi con lo scontrino fiscale ordini ciò che desideri).

Torniamo a ieri notte. Arrivato il mio turno ho ordinato la pizza (buonissima, tra l'altro), pagato i 3,50 euro, chiesto e ottenuto lo scontrino. Ho poi chiesto al ragazzo e alla ragazza cinesi che servivano al banco di emettere i 17 scontrini che non erano stati fatti sotto i miei occhi.

"Dovete battere un totale di 59,50 euro" ho spiegato. Sono rimasti con gli occhi spalancati. In silenzio. Hanno tentato di far finta di niente.

"Chiamo il responsabile" mi ha poi detto uno dei due.

È arrivato un ragazzo italiano intorno ai 30 anni, con le mani sporche di farina (direi che stava preparando le pizze successive).

"Hai avuto lo scontrino tu?" mi ha domandato.

"Sì certo, ma non le 17 persone davanti a me, dovete batterli tutti."

"Ma se tu hai avuto il tuo, che vuoi?"

"Se non li battete, vi denuncio alla Finanza."

"E denunciaci."

Ho chiamato il 117 e fatto denuncia dando le mie generalità (si può fare anche anonima).

Poi ho fatto un veloce calcolo: c'erano circa 80 persone in panetteria. Nel corso di una notte festiva ne passeranno almeno un migliaio. Via, diciamo meno: 500.

500 pezzi di pizza da 3,50 euro sono un totale di 1.750 euro evasi.

Diciamo che Princi viaggia anche a medie più alte, ma facciamo finta che questa sia la media delle nottate in cui la zona di corso Como è particolarmente viva. Diciamo che le notti vive siano 4 a settimana, 16 al mese.

1.750 x 16 = 28.000 euro evasi al mese

Diciamo che non fanno proprio 12 mesi di pienone, ma 11...

28.000 x 11 = 308.000 euro evasi all'anno

Certo, magari è capitato solo ieri notte che non siano stati fatti gli scontrini... questo spetterà verificarlo alla Guardia di Finanza, io faccio soltanto ipotesi in base alla mia esperienza diretta.

Proseguiamo. Attenzione, il "gioco" non finisce qui. Se il titolare si tenesse per sé quei soldi, avremmo una evasione di 308.000 euro, che corrisponde a un mancato incasso di tasse di oltre 150.000 euro. Tanti, tantissimi.

Ma se il titolare con quei soldi ci paga straordinari, compra macchinari o materiali di consumo... Mettiamo (faccio un esempio di fantasia, ecco) che paghi i 100 euro netti ai tre dipendenti notturni in nero: ogni notte il personale gli costa 300 euro. Li pagasse in maniera regolare, spenderebbe 750 euro. Mettiamo poi che debba comprare un macchinario che costa 10.000 euro: pagandolo in nero si accorderà per un prezzo di 7.500 euro. Avrà il 25% di sconto.

Ma attenzione: l'azienda che gli vende il macchinario evaderà tasse per ulteriori 5/6.000 euro.

E così via.

L'evasione si propaga in maniera esponenziale e pressoché infinita.

 

Se di panetterie che evadono queste cifre ce ne fosse anche solo una per provincia, ne avremmo 110 in Italia. Per un totale di oltre 33 milioni evasi ogni anno.

Non bruscolotti, 33 milioni di euro!!!

Che genereranno altri milioni di euro di evasione derivata.

 

Be', io ho fatto il mio dovere. Una cosa normale. Con un po' di amaro in bocca.

Voi credete che alle persone dopo di me sia stato fatto lo scontrino? No.

Ma credete che le persone dopo di me abbiano chiesto lo scontrino? No.

Capite, quindi, che i colpevoli siamo noi in primo luogo. Noi che non ci curiamo di chiedere un banale scontrino da 3,50 euro. Ecco, quella mancata richiesta, sommata alle infinite mancate richieste di chi dirà "sono solo pochi spiccioli..." genera milioni e milioni di euro di evasione. Che diventano tasse in più per chi è onesto e denuncia ogni singolo centesimo che incassa.

 Se vogliamo pagare meno tasse, far sì che i servizi siano migliori ed essere davvero tutti l'uno uguale all'altro, dobbiamo chiedere e pretendere lo scontrino, la ricevuta, la fattura. Sempre, anche per pochi cent. Altrimenti è inutile lamentarci di questo o quel governo, di questo o quel partito, di questo o quel parlamentare: siamo noi i primi colpevoli del fallimento, culturale prima che economico e politico, del nostro Paese.

Scusate, ma io non ci sto. Chiedo lo scontrino e se vedo un fatto grave lo denuncio. Perché amo l'Italia.

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